Cena criminale

Zio-Vanja
Foto da Google

Lunedì 6 maggio. Primo lunedì di un mese più tendente all’inverno, che all’estate. Ancora maglioncini pesanti, ancora stivaletti scuri, unico segnale di primavera, una giacca di pelle nascosta sotto uno sciarpone spesso. L’inizio settimana mi aspettava già sghignazzando alle 8,30 con un messaggio dell’avvocato che dichiarava una sveglia lenta e un posticipo dell’appuntamento. C’era un deposito da fare in Cassazione, ultimo giorno. Alle 10,30 ero al Palazzaccio con il mio bel numerino stretto tra le dita.
Dopo 47 persone, due ore di fila e 4 chiamate dall’avvocato per altri “trottoleggianti” adempimenti in giro per la Cassazione, ero fuori. Dovevo resistere solo fino alla fine della mattinata.

La sera, infatti, avevo prenotato con due amiche, la cena a “Casa Ripetta” dove ci sarebbe stata la presentazione dell’ultimo libro di Andrea Delogu.
Se “Casa Ripetta” e Andrea Delogu, non vi hanno ancora fatto scattare alcuna lampadina, potete prendervi un minuto per vergognarvi.
Se dopo il minuto di vergogna, ancora non vi viene in mente nulla – sbuffando –  vi aiuto io:
“Casa Ripetta” è il locale dei fratelli Marchioni e Andrea Delogu è la moglie di Francesco Montanari.
Se ancora non ci state capendo nulla è giunto il momento di farvi mangiare dal drago che tanto amate di Games of Thrones!
Signori e signore, eravamo a cena con Il Freddo e Il Libanese di Romanzo Criminale.

Per immensa fortuna mia e di Eleonora, Benedetta è stata indenne al fascino della serie e, quindi, ha potuto mantenere un atteggiamento elegante, perfetto e distaccato.
Cosa che non può dirsi di me ed Eleonora.
Non avevamo ancora messo piede all’interno del ristorante che, all’ingresso, ci attendeva il Libano intento a fumarsi una sigaretta. Inutile dire che noi abbiamo già iperventilato e il mio cervello era già partito per il suo primo volo:
“OSSIGNOREIDDIOBENEDETTO! Ti rendi conto Federica di chi hai davanti?! Pijamose Roma e pijamosela mò, prima che ‘o faccia quarcun’artro! C’è il Libanese davanti a te!!! No, cretina, non ti permettere di urlargli in faccia “Stavo col Libanese!”!!! Avanti, cammina. Dritta con le spalle. E respira che altrimenti svieni sulla porta. Però se svengo mi nota!!!”
Superata, con non poca difficoltà, la soglia, proprio di fronte all’ingresso, in tutto il suo splendore: Il Freddo.
“Io ve lo dico, non penso che riuscirò ad arrivare a fine serata!!!”

Fortunatamente la presentazione è iniziata poco dopo. Vinicio e la Delogu hanno chiacchierato piacevolmente del libro e, io e Benedetta, abbiamo totalmente perso Eleonora:
“Non trovate che abbia una bella nuca?!”
Conclusa la chiacchierata, dopo tonnarelli cacio e pepe, vino e polpette al sugo, chi mi conosce bene, sa che io…avevo un problema: dovevo fare la pipì.

In realtà dovevo fare la pipì già ad inizio serata, ma per andare al bagno dovevo passare davanti al tavolo dove c’erano tutti loro e, non potevo mai farcela. Però, ormai, eravamo di casa anche noi, una pipì potevo concedermela. Mentre discuto con la mia socia se andare al bagno, proprio quando mi sto convincendo, vedo il Libanese uscire dal bagno!

Immaginate che scena divina avrei vissuto.
Io che busso alla porta e attendo nel ristretto antibagno che si liberi. Magari anche saltellando sul posto.
La chiave che si gira nella serratura, lui che esce e io:

  1. Svengo, sbatto la testa sul lavandino e ci troviamo entrambi sul set di Tarantino;
  2. Blatero un “Ciao” come una sedicenne diventando di tutti i colori;
  3. Me la faccio addosso.

Ovviamente, ho abbandonato l’idea del bagno.
Nel frattempo iniziamo a vedere che non siamo le uniche a voler fare una foto!Sì lo so, è roba da ragazzine e bla bla bla: ma volete mettere una foto con Vinicio Marchioni o Francesco Montanari rispetto ad un vostro selfie in bagno!? Cioè, io lo faccio per voi eh!
Ad un certo punto, prendo coraggio:
“Andiamo Federica! Hai già parlato con un criminale! Hai fatto un’intervista a Don Pietro Savastano, ora che sarà mai scambiare due chiacchiere col Freddo!? Sì Sì, lo so stupido cervello, è anche un figo da paura, ma dimmi quando ti ricapita di essere nello stesso posto con lui e il Libanese!? Cioè, al massimo puoi trovarti nello stesso posto con qualche caso umano. E lo sai che quello capiterà a breve! Dai, coraggio: CHIAMALO!”
E così faccio.
Accenno ad un saluto e lo vedo dirigersi al nostro tavolo.
Immaginate la scena in slow-motion.

Benedetta è di spalle non ha capito cosa ho fatto. Eleonora sì ed inizia ad agitarsi (con la stessa discrezione di un’anguilla) alla mia sinistra: “Cosa hai fatto!? Ma sei impazzita!? Oddio eccolo, eccolo!”
“Buonasera ragazze!”
“Ehm! Ciao! E’ tutta la serata che provavamo a presentarci, ma…!”
“Piacere Vinicio! Vi sta piacendo la serata?!”
Vari e improbabili nomi farfugliati a mo’ di presentazione nel rispetto dei convenevoli.
“Possiamo chiederti una foto?”
“Ma certo!”
Ora, ringraziamo il Signore per la presenza e la mano ferma di Benedetta perché io ed Eleonora sembravamo due celebrolese!
Scattata la foto e ringraziato Vinicio grossomodo quelle 150mila volte, guardo le ragazze:
“Ora tocca fare la foto con il Libano!”

Questa serata, ricca di risate, palpitazioni, buon cibo e bei libri, ha un triste epilogo.
Nel rispetto del sempre potente “MAIUNAGIOIA” la foto con il Libanese, non è mai stata scattata, ma solo perché siamo delle ragazze troppo, troppo educate e non volevamo interromperlo nella conversazione.
Pensate che, addirittura, avevamo il permesso della moglie per scattare una foto con quel gran figo del marito, ma, nulla.
Possiamo dirvi che abbiamo respirato la sua stessa aria, gli siamo stati vicino tanto quanto voi vi avvicinate al vostro macellaio di fiducia, vi confermiamo che è uno strafigo assurdo e abbiamo brillantemente desistito dall’urlargli in faccia:
“IO STAVO COL LIBANESEEEEEEEEE!”

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