L’ansia a Natale, gioca col morto

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Foto da Google

L’ansia durante le feste non ci lascia, ha un suo gioco. L’ansia, a Natale…gioca con “il morto”!
Il gioco è semplice: carte napoletane alla mano, amici che hanno mangiato fino ad esplodere, ma non disdegnano una fella di panettone o una zeppola di contrabbando e tanta, troppa, introvabile fortuna.
Ovviamente, io non solo non ne sono dotata, ma ho anche l’incredibile capacità di sedermi nel trittico della sfiga, quell’angolo del tavolo dove nemmeno in giornate comuni si è mai seduta la fortuna. Quel luogo dove le ciambelle non escono col buco e le patate arrivano già finite. Si, quello è il mio posto.

Il gioco inizia, carta bassa perde e paga con una delle tre vite che ha davanti. In confronto, Super Mario, ha più possibilità di salvare la sua Principessa. Il mazziere ti porge la carta, ma santoiddiobenedetto non puoi toccarla fino a quando lui non bussa sul tavolo altrimenti, paghi con una vita. La cattiveria proprio.

Livello ansia 4.5

Bussato sul tavolo, le carte iniziano a girare in senso orario tra i vari partecipanti. Inizi a vedere in lontananza il pacco di assi che sta arrivando nella tua direzione. L’amico che ti siede accanto che mai, mai nella sua vita ha detto “sto bene”, nemmeno ad un banale come stai, figurati se proferisce tali parole per interrompere il giro della carta maledetta. Niente, ti passa la carta e, incredibile a dirsi, ti arriva un asso.
Pensi che puoi ancora rifilarlo all’amica alla tua sinistra, ma lei gira la carta ed ha un fante. Ok, pensi, la passo a quella dopo. Quella dopo volta la carta ed ha un re che blocca tutto e tu, povera sfigata che non sei altro, perdi e paghi con la tua prima vita. Il gioco va avanti, gli assi ad uno ad uno, intaccano le vite dei partecipanti alla tavolata, fino a quando una voce si alza sul brusio…”attenzione, lui è morto!”

SILENZIO.

Regola fondamentale più delle XII Tavole in diritto, più della Bibbia e dei Dieci Comandamenti è:
“Non si parla col morto!”, perché chi parla con il morto, gli regala una sua vita.
Ovviamente, il primo a morire è al mio fianco e prova continuamente a parlarmi.
Livello ansia 6.7
Il gioco va avanti, tra fanti che fanno saltare le carte e morti che provano contatti con i vivi.
Altri giocatori perdono inesorabilmente la vita. Ovviamente, tu siedi tra due morti che sono i tuoi migliori amici, alias, le persone con le quali parli 25h su 24.

Livello ansia 8.0

Le carte continuano a girare e, con la stessa velocità, la gente muore attorno a te. Tu stessa che non sei mai stata zitta per più di 10min nella tua vita, invochi la morte! Preghi che ti liberi presto da questo male per darti di nuovo la possibilità, la libertà della parola.
Nel frattempo l’ansia cresce e, credetemi, ho sostenuto con più tranquillità l’esame di Diritto Commerciale. I vivi si confondono con i morti, nessuno osa parlare.
Tu, nel frattempo nella tua testa, unico luogo dove sei ancora libero di parlare, bestemmi le tombolate, chi ha inventato il cucù e cerchi di zittirti con una fetta di panettone!

Ad un certo punto, in lontananza, intravedi un momento di salvezza: SEI IL MAZZIERE.
Il mazziere, amici, può parlare con i morti!
E tu sei lì, sorridente come Whoopi Goldberg che parla con Patrick Swayze in “Ghost”:
“Amici, miei cari! Ora posso parlarvi e dirvi quello che penso: LA DOVETE FINIRE DI CAGARE IL CAZZO PROVANDO A PARLARMI, AH!”
Dopo gli insulti liberatori che il potere del “mazzo” ti ha concesso di distribuire come anatemi in lungo e largo per la casa, a malincuore, cedi il “dono” e continui a giocare.

Ora io vorrei farvi notare una cosa: nel piatto ci sono 20 euro, e voi starete pensando:“Beh Fede, ma brava! Sei arrivata fino alla fine!”
Brava?!?! IO STO SCHIATTANDO IN CORPO!
Io già vivo di ansia tutti i giorni della mia vita! Ho sempre perso a tombola e in qualsiasi gratta e vinci comprato, l’unico gioco dal quale volevo scappare prima di subito, niente: arrivo all’ultimo round!
In finale ci sono io, l’avversario e un piatto di spiccioli pronto a riversarsi nelle tasche della Conad.
Bene, io vi ricordo con chi avete a che fare, secondo voi com’è finita?
Ho perso, tutto: vita, gioia di vivere e piatto!

Ho visto cose che chi non ha mai giocato a Saltacavallo col morto (cucù), non può nemmeno lontanamente immaginare. Telefonate da stanze attigue per recuperare una vita; proposte indecenti per resuscitare dal regno dei moti e vivi che si imbavagliano solo per troncare ogni possibilità di contatto con zombie inesistenti. Ho visto persone continuare a non parlare dopo la fine del gioco, con nessuno. Gente che non ha mai più toccato le carte prima di una bussata ad un tavolo.

Ah ragazzi, che potenza Il cucù, metafora inesorabile della vita:
Tutti ad urlare “sono morto, sono morto” e, intanto, state sempre a rompere le palle di Natale a noi vivi!

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