Martedì Tredici

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Infilarono la chiave nella serratura del cancello e, questo, si aprì. Davanti a loro una scala che scendeva giù verso il buio della cantina. Avevano solo le torce dei telefonini ad illuminare quel luogo inquietante e caldo e in mano delle chiavi che dovevano aprire una porta, ma, loro, non sapevano quale.

No, non è l’inizio di un film horror, ma la nostra serata di Martedì 13 a via Lanciani.

Avevamo tutte finito di cenare quando, intorno alle nove, Olivia decide di accendere il forno per preparare il suo piatto gourmet per il giorno dopo: broccoli e carote.
Ci tengo a precisare che Olivia cucina con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley, quindi, era già quello, un evento assai straordinario. Nel frattempo, nella stanza adiacente alla cucina, Chiara stava asciugando i suoi capelli lunghi capelli riccioluti con il phon quando…bum, va via la luce.

Io che negli anni, mio malgrado, ho conosciuto gioie e dolori di questa casa, mi avvicino al salvavita pronta a tirar su le levette e riportare la pace e la serenità nella dimora. Niente, era tutto apposto. Ci provo lo stesso (anche perché è l’unica cosa che so fare), ma niente. Vabbè sarà andata via a tutti, c’è un guasto sulla linea sicuramente.
Apriamo la porta di casa lasciando che la luce esterna inondi il nostro buio ingresso.
Nessun guasto. Intorno a noi, la luce c’è.
Bussiamo al nostro vicino chiedendo se anche lui è rimasto senza luce, ma scartiamo anche questa ipotesi: anche lui e i suoi gatti hanno la luce.
Ci suggerisce che, forse, è scattata la corrente dal contatore generale che si trova nella cantina della scala opposta alla nostra, la scala A.
Ringraziamo e rientriamo in casa a recuperare la chiave della cantina.
Abbiamo almeno tre chiavi che non sappiamo cosa aprano. Le portiamo tutte.
Scendiamo le scale, arriviamo nell’androne, lo attraversiamo e andiamo verso il cancello che, immaginiamo, porti alla cantina.

Infilo la prima chiave, niente. La seconda, niente.
E’ sempre così, l’ultima che hai in mano entra. E invece niente. Nemmeno quella.
Proviamo a bussare alla porta che c’è vicino alla cantina dove, per inciso, io non abiterei mai. Nessuno risponde.
Proviamo al pianoterra del lato opposto, quindi, la nostra scala. Ci apre una signora sostenendo che è strana questa storia che i contatori del nostro piano stiano al lato opposto e, in effetti, anche noi azzardiamo dicendo che la cosa ci sembra assai strana ma, nel frattempo, il marito ci porge una chiave “per aprire le cantine”.
Mentre noi ci dirigiamo verso la cantina, alle nostre spalle sentiamo Olivia rivolgersi nuovamente alla signora
“Ma che bel calendario dell’avvento! Dove l’avete comprato!?”

La lasciamo indietro. Chi si ferma è perduto!
Andiamo al cancello, ma, nemmeno questa chiave è quella giusta!
Ritorniamo su, ribussiamo al nostro dirimpettaio gattaro scusandoci per l’ora e chiediamo la chiave.
Lui ha la chiave giusta, il cancello si apre.
Davanti a noi una scala che scendeva verso il buio della cantina. Ogni gradino illuminato solo dalle torce dei telefonini fino all’ingresso, una porta aperta e il caldo infernale delle caldaie.
Dovevamo trovare il contatore centrale, riattaccare la corrente e andar via di lì.
Massimo dieci minuti e saremmo state al salvo e dotate di luce elettrica, lontano da quel luogo e, invece, la cantina aveva due corridoi diversi, dove si susseguivano porte di legno o di ferro chiuse a chiave  o con catenacci e catene.
“Si, ma qual è la nostra?!”
“Proviamole tutte!”
Dio ti prego, ti prego, non farci trovare nulla. Non farci trovare nessuno incatenato. Non farci sentire nessun rumore strano.
“ODDIO CHE CAZZO E’!?”
Ah no, scusatemi, mi sono fatta ombra da sola con il telefono!
La devo smettere di guardare “Criminal Minds”!
Sono certa, sicurissima che almeno una puntata sia stata ambientata in questo luogo assurdo!
Nel frattempo, nessuna porta pare essere quella giusta.
Ritorniamo a quella principale e, voltandoci sulla sinistra (proprio accanto alla porta!) c’erano tutti i contatori, numerati dall’uno al dodici.
Il mio cervello da elettricista ha pensato “Bene, ora basta cercare quello staccato!”
ERANO TUTTI ATTACCATI ALLO STESSO MODO E TUTTI FUNZIONANTI.
Proviamo lo stesso a staccare e riattaccare quello contrassegnato con il numero del nostro interno, il quattro ma, nulla.

Sconfitte torniamo dal vicino e consegniamo la chiave.
Decidiamo di chiamare il Signor Roberto che era venuto qualche settimana prima a fare dei lavori al forno e ci aveva fatto scrivere il suo numero su un post-it attaccato alla porta con la dicitura
“Signor Roberto, che aggiusta cose”!
Mentre io telefono il tuttofare, Martina chiama la proprietaria di casa o almeno, inizia a provare a chiamare la proprietaria.
Quando finalmente la proprietaria risponde, ci informa che lei è fuori casa e non può occuparsene; di far capo al Geometra D. che si trova sull’altra scala “Federica lo conosce”.
Si che lo conosco, era venuto l’anno prima fingendo di saper gestire una fuga di gas.
Lo ricordo bene quando mi ha chiesto “Scusi, ma dov’è il condotto del gas? Ah, anche lei non sa dov’è la valvola! Beh, dovete chiamare la proprietaria, nemmeno io lo so! Buona serata!”
Quindi, ricordo bene che è un uomo disponibile e competente, ma non so assolutamente quale sia la porta di casa sua.
Mentre dicevo questo a Martina, sento in vivavoce la proprietaria ripetere
“Ma lui abita nell’altra scala! Andate alla scala A!”
“SIGNORA E COSA FACCIO, BUSSO A TUTTE LE PORTE?!”
“Ma no, certo che no! Uscite fuori, bussate al citofono e chiedete a che piano abita perché è un nostro caro amico, ma io non ricordo bene dove abita!”
“Ottimo, grazie! La richiameremo per farle sapere”
Ci tengo a sottolineare che questa è stata la prima ed ultima comunicazione che abbiamo avuto con la nostra proprietaria di casa il cui telefono, successivamente, è inspiegabilmente caduto nell’armadio, finito nel Mondo di Narnia e nessuno, nemmeno il principe Caspian, poteva rispondere a quelle chiamate.

Andiamo a cercare il geometra.
Ci apre la moglie: il marito è fuori Roma per lavoro. Anche lei ci consegna la chiave per la cantina dicendoci che, se c’è un problema, è lì che va risolto!
Nel frattempo io sono al telefono con il Signor Roberto che “mi guiderà nell’operazione sul contatore generale!”. Riscendiamo io ed Elena negli inferi. Invio foto di contatori, stacco, riattacco. Una leva, poi l’altra. Torno su perché il Signor Roberto lamenta uno scarso segnale.
Strano, sono in una cantina dimenticata da Dio, perché non dovrebbe esserci segnale!?
La comunicazione si conclude con il signor Roberto che mi dice
“Non so cosa potrebbe essere! Fatemi sapere se risolvete altrimenti passo domattina.”
Ringrazio, chiudo la telefonata e scappiamo dalla cantina.
Salendo incontriamo l’inquilino della porta accanto alle scale della cantina. Espongo il problema.
Io, lui ed Elena. ritorniamo in cantina. Ancora una volta spero di non star scendendo nella tana del lupo con un serial killer. Scende i primi scalini accende la luce vicino al cancello. Apre la porta della cantina, accende altre due luci.
LE LUCI SIGNORI! C’ERANO LE LUCI!
Questo è comunque colpa di tutti gli horror americani dove scendono in cantina con le fiaccole, perché in cantina NON PUO’ MAI esserci la luce!
Comunque, anche lui prova a risolverci il problema senza, però, risolverlo.
Ringraziamo anche lui della disponibilità e torniamo a casa sconfitte.

Decidiamo di chiamare il “Pronto Intervento”: ci manderanno un tecnico in un’ora.
Proviamo a richiamare la proprietaria di casa.
Il telefono è staccato. Le mandiamo 1565456465 messaggi con scritto “E’ urgente” che avranno la stessa riuscita degli S.o.S lanciati dal Titanic nella sfortunata notte in cui Rose non fece spazio a Jack sulla porta di legno.
Proviamo anche con il servizio assistenza dell’ACEA che, però, risponde fino alle 20!
Perché non può mai capitarti che vada via la luce, dopo quell’ora!
Ci rendiamo conto che sono le 23 e che il tecnico del “Pronto Intervento” non arriverà prima di mezzanotte, e che, a ‘sto punto, conviene andare a dormire.

Richiamo il pronto intervento 7min dopo la prima telefonata.
Mi risponde la stessa ragazza e le dico che non abbiamo più bisogno, di non far partire il tecnico e ringrazio.
“Eh si, e ora chi la paga la chiamata?”
“Mi scusi?”
“Il tecnico è già partito, dovete pagare la chiamata!”
“Ma se l’ho telefonata meno di 10min fa! Lo chiami e dica che non c’è più bisogno dell’intervento!”
“Non è possibile! Dovete pag..”
“SENTA! Qua è già una situazione di merda senza che si metta anche lei a sparare stronzate! Siamo studentesse e siamo rimaste senza corrente, i telefoni si stanno scaricando, il mio perdendo tempo a parlare con lei! Non ci faccia sprecare soldi inutilmente per cortesia!”
(Ecco, diciamo che i miei toni potrebbero essere stati leggermente più alterati e potrei aver usato convincenti frasi più colorite)
“Vedo cosa posso fare”
Tre secondi dopo mi chiama il tecnico. Spiego che non abbiamo più bisogno del suo intervento.
“Va benissimo! E qual è il problema, si figuri! Buona serata!”
IL SIGNORE TI DEVE BENEDIRE OGNI GIORNO BUON UOMO.
Ore 23,20. Siamo tutte davanti all’ingresso con una candelina di “Buon compleanno” in mano imprecando il mondo e l’improvvisa voglia di Olivia di cucinare!
Decidiamo di andare a dormire.
La mattina seguente trovo un messaggio della proprietaria di casa, inviato alle 00.40
Io lo sapevo che, alla fine, aveva a cuore la nostra situazione!
Sicuramente in questo messaggio si scuserà per il telefono staccato e ci chiederà della situazione:
“Federica, a che ora posso far venire la ragazza per farle visitare la camera?”

-La direzione e le coinquiline si riservano il diritto di non esprimere per iscritto il pensiero che ha attraversato le loro teste scariche di buon mattino tanto quanto i loro telefonini, dopo aver letto cotanta apprensione da parte della proprietaria. –

Alle 8 arriva il nostro salvatore: il Signor Roberto.
Vi risparmio lo stesso giro per recuperare le chiavi fatto la sera precedente bussando, questa volta, alle 8 del mattino a condomini felici.
Mentre siamo in cantina io e il Signor Roberto arrivano dei tizi dell’Acea, io ne approfitto e chiedo:
“C’è un guasto anche da qualche altra parte?”
“No no, dobbiamo fare un allaccio! Ci hanno mandato qui, ma non è il posto giusto! Noi siamo della scala B i contatori non sono da questa parte!”

Morale della storia:
I contatori della Scala B, sono sotto la scala B e non nella scala opposta. Riattivato il nostro contatore generale, abbiamo riottenuto la corrente che ci spettava.
Il signor Roberto mi guarda e fa:
“Beh, diciamo che se non avete avuto la corrente tutta la sera, è stata un po’ per negligenza vostra che non sapete dove sono i vostri contatori generali!”
Jamme, che se non chiedevo a quelli dell’Acea (che hai inseguito fino alla scala opposta) ci passavamo Natale nelle cantine della scala A!

P.S.
In casa è sempre bene avere millemiliardi di candele, anche il cero pasquale rubato in chiesa, può andare bene. Procurate, appena ne avete la possibilità, un caricabatterie portatile (che non si carichi con elettricità geni del male!). Un accendigas, perché il caffè deve sempre farsi, e un vicino napoletano, che vi avrebbe sicuramente risolto il problema con l’aiuto di tutti quelli del palazzo!

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