Che Immacolata sarebbe, senza zeppole!?

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Nonna: “Aè, non ti fare la doccia che dobbiamo fare le zeppole!”

(Tipica telefonata della nonna nella mattina del giorno dell’Immacolata)

ARRUOLAMENTO:

Non so a casa vostra, ma, nella mia, fare le “zeppole di Natale”, è uno dei momenti più importanti delle festività. Più dell’albero. Più del bambinello. Più della tua stessa vita.

Regina incontrastata delle zeppole nella mia famiglia, è la nonna.

Nel giorno prestabilito, all’orario che la suddetta ha deciso, i collaboratori scelti (no perditempo), si fanno trovare nella sua dimora e, nell’attesa di sue disposizioni, si riscaldano con saltelli sul posto e scricchiolii del collo come Rambo, pronto a salire sul ring.

Il procedimento, penso, lo conosciate tutti: prima cottura sul fuoco, poi si lavora l’impasto, poi gli si da’ la forma e poi si frigge.

 

PROCEDIMENTO:

Mia nonna e mamma condividono i ruoli della cottura, impasto e forma, invece io, sono l’addetta alla frittura…che poi, diciamocelo: è il ruolo più infame!

Uno, perchè quando hai finito puzzi talmente tanto di zeppole che se non stai attenta il primo parente che passa per l’assaggio, mette il miele pure sulla tua testa e ti prende a morsi; secondo, perchè devi togliere la zeppola dall’olio “esattamente quando è dorata”, non un minuto di più che si fa marrone, non un minuto in meno che è ancora cruda; tre perchè ti puoi bruciare con l’olio e non mi pare bello che in una stanza dove io risulto essere la più piccola, vengo messa vicino all’olio bollente!

Ma ormai sono anni che ricopro questo ruolo perché, a detta dell’esperte, non ho le giuste capacità per dare la forma perfetta alla zeppola.

Spero però, negli anni a venire, di fare un avanzamento di carriera e riuscire finalmente a spostarmi dalla padella al ruolo “dai la forma alla zeppola” (nel frattempo mi alleno a pomeriggi alterni con la plastilina).

Ma non distraiamoci. Torniamo all’elegante immagine di me vicino alla padella.

La nonna mi passa lo strumento tecnico per compiere il mio lavoro: un ferro di quelli per fare i lavori a maglia, così che, se non riesci a  bruciarti con l’olio, puoi sempre puntartelo in un occhio!

Ok, ci siamo. E’ il mio momento.

Prendo la prima zeppola, sotto lo sguardo severo di mia madre e della nonna e, con delicatezza, la immergo nell’olio. Tutto bene. Ne prendo un’altra e la metto nell’olio. Perfetto. Prendo la terza e una quarta e le tuffo nel liquido bollente. Ho talento. Prendo la quinta e…

“Eh no! Basta! Che dopo le devi controllare e non sei in grado di girarle in tempo e si bruciano!”

Ecco qua. Io che già vedevo un roseo futuro nella friggitoria di Pupetta a Castellammare, per una zeppola di troppo, vengono infranti tutti i miei sogni!

Giro e rigiro le zeppole ad intervelli regolari facendo in modo che il tutto fili liscio.

Quando infilo il ferro nella prima zeppola per ripescarla, il severo duo è alle mie spalle a giudicare il lavoro. Guardano la zeppola dorata con la stessa attenzione e severità degli elfi della Gringott in Harry Potter. Si guardano tra di loro per un minuto interminabile e poi, riprendono il loro lavoro.

Va tutto bene, sono brava.

Quando ormai ho preso il ritmo e ho la stoffa di chi non ha fatto altro nella vita, immergo un’altra zeppola guardandomi attorno per capire, più o meno, tra quanto potrò fare una doccia. Ma è proprio in quel momento, in quell’attimo di disattenzione che…la zeppola si è apre!

Le donne piombano sulla padella.

Sciagura su te e la tua famiglia per i prossimi settordici natali!

“Jaaa guarda che hai combinato! Non sei capace! Spostati!”

“Vabbè, che fa! Questa me la mangio io!”

“L’hai rotta apposta per mangiartela eh?! Levati per cortesia!”

Ora, io ho fatto già una trentina di zeppole, tutte lì, dorate e perfette e non è successo niente. Mo’, per una che si è rotta, l’apocalisse! Tutto questo casino mi sembra un po’ esagerato. Anche perché, se una zeppola si rompe, è perché “chi le ha dato la forma”, non l’ha fatta bene! La colpa non è di chi le frigge. Mentre cerco di avvalermi della mia facoltà di autodifesa, il Gran Giurì non sente ragioni e vengo messa all’angolo. Lontano da qualsiasi zeppola, condannata a stare ferma per un turno di frittura.

Quando – solitamente dopo due o tre zeppole perchè nessuno vuole appuzzolentirsi troppo-  si rendono conto che le altre non si rompono, mi ripassano il ferro e, puntandomelo contro, mi intimano di non rompere nient’altro e non rovinare il loro perfetto lavoro.

Finalmente, dopo tante e tante zeppole, si intravede una fine.

Io sto ultimando la frittura delle poche rimaste, mentre le donne le stanno già ripassando nello zucchero. L’odore nella stanza è stupendo. Da’ assuefazione.

E’ natale, ragazzi! Non importa la puzza che avrai addosso per i prossimi giorni, le strigliate, l’ansia da prestazione, le zeppole sono pronte: è Natale.

 

ASSAGGIO:

E proprio mentre la tua mente fa spazio ai pensieri natalizi, le zeppole sono tutte nel “vacillo” e tutte le donne sorridono soddisfatte, proprio in quel momento…entra l’assaggiatore.

Ora, io non lo so se c’è una telecamera nascosta in casa o l’assaggiatore riesce a compiere un preciso calcolo dei tempi, ma, mio padre, entra esattamente quando le zeppole sono pronte. Giusto in tempo per l’assaggio, quando sono ancora calde.

L’assaggiatore, GIUSTAMENTE, richiede anche il miele sulle zeppole, richiesta vana perché, a stento ne riceverà una corredata dalla didascalia:

“Jamme che so contate! Se te le mangi mo, per dopo non ci resta niente!”

Inutile dire che anche io, a parte quella rotta, non ho potuto assaggiare niente.

L’assaggiatore da’ l’OK e viene rapidamente allontanato dalla stanza del tesoro.

Per mangiarle si aspetta tutti l’ora di pranzo, quando le millesettecentoventi portate preparate per la giornata di festa finiscono ed è ora del dolce che arriva così, leggero, giusto per “sciacquarti la bocca”.

Esattamente un minuto prima, quando ti avevano proposto la frutta, stavi scoppiando e hai rifiutato qualsiasi ingresso solido nel tuo corpo sfinito , ma, quando il “vacillo”, lucido di miele, viene posato sul tavolo, riacquisti tutte le forze e con un colpo di addominali ti fiondi sulla zeppola sentendoti finalmente vincitore…

“Un momento, un momento…dobbiamo girarle che sennò sotto non c’è miele!”

Il vacillo si allontana dalla tua presa e passa tra le mani dello zio che gira e rigira il tutto, manco c’avesse davanti un’insalata. E mentre lui si appresta a questa necessaria operazione, a tavola si aprono “le questioni”:

“No ja, non girare così! Aspetta che me ne prendo una con poco miele!”

“Ma a me con tutto sto miele non mi piace…! S’azzecca tutt cos! Prenditi quelle di sopra!”

E così, mentre le opinioni saltano da un lato all’altro della tavola, tu, con classe, recuperi il vacillo e ti ci fiondi con la testa e le mani dentro.

Finalmente.

Finalmente la zeppola,

finalmente il miele,

finalmente le mani azzeccose.

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