Va in scena “Moulin Rouge”

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Ricordo quel pomeriggio perfettamente.
Ero in facoltà a testa bassa su uno dei soliti mattoni che la facoltà di giurisprudenza ti costringe a studiare per innalzare l’enorme muraglia cinese della tua cultura in materia di diritto: chilometri e chilometri di sapere che non fanno altro che allontanarti dall’ambita meta: la laurea.
In una delle sporadiche milleottocento pause al minuto, il mio occhio cade sul cellulare dove simpaticamente campeggia un nuovo messaggio da una delle coinquiline:
“G. è tornata dall’ospedale perché hanno messo il reparto dove lavora in quarantena per sospetta tubercolosi. Fate attenzione! Io sto tornando a casa per il weekend, ci vediamo domenica!”
OHSANTINUMI!
“Fate attenzione!” FATE ATTENZIONE!?
E poi, grazie assai: tu torni a casa tua lasciando noi a combattere con una malattia “potenzialmente grave”.
Ecco qua, già lo so che farò la fine di Nicole Kidman in “Moulin Rouge”! Io non meritavo di morire così giovane!
[Cof Cof] colpi di tosse.
Mi sto già ammalando.
Cerchiamo di non farci prendere dal panico. [Cof Cof]
Fino a quando resterò in facoltà sarò ancora in un ambiente (discutibilmente) sterile, o comunque, non affetto da patologie più gravi dell’ansia per il prossimo esame.
Non c’è tempo da perdere, l’informazione prima di tutto! [Cof Cof]
No, Federica no. Non lo fare anche stavolta:
NON APRIRE GOOGLE. NON APRIRE GOOGLE!
Ok, devo resistere. Devo sopravvivere.
Ma perché sempre a me!!?!!
Manderò un messaggio a tutti gli amici che studiano medicina, loro sapranno come aiutarmi.
“Ciao, come va? A me bene, ma forse ancora per poco! Ho un sospetto caso di tubercolosi in casa, cosa faccio?”
Bene, mi sembra convincente ed esaustivo.
Nel frattempo che aspetto la risposta delle migliori promesse della medicina italiana, chiamo i miei genitori per chiedere asilo politico.
Spiego loro la situazione e mi rispondono:
“…e mi raccomando, non farti prendere dal panico!”
Figurarsi, io sono tranquillissima.
Perché dovrei farmi prendere dal panico per così poco!? [Cof Cof]
MA SIETE IMPAZZITI!?
Di preciso, qual è il momento in cui il livello di panico è considerato tale da prevedere l’allarmismo generale!?
Le risposte pervenute dai rampolli della medicina, non sono più confortanti di quelle dei miei genitori.
Siete solo ai primi anni, che ne sapete voi!
Palesemente sono più preparata io dopo 14 stagioni di Grey’s Anatomy, E.R e Dottor House.

Torno a casa più o meno con la stessa faccia dei condannati alla ghigliottina ai tempi della Rivoluzione Francese. E lo scenario che ritrovo a casa, in effetti, è da “attacco alla Bastiglia”! Piatti, bicchieri e posate contrassegnati dall’inziale della sospetta portatrice di virus letali, dimorano in bella vista nella dispensa.
“E’ solo un sospetto! Ci hanno fatto il test, ma non si avrà il risultato prima di 5 giorni. Quindi, per il momento, evitiamo di bere dallo stesso bicchiere o usare le stesse posate. Ma non ti preoccupare, è solo per precauzione.”
E’ il sistema sanitario italiano che è sbagliato.
Vi mettono in quarantena dal reparto per evitare il contatto con i pazienti e vi spediscono a casa a crearne di nuovi!?!? FATEMI CAPIRE!
Non si usano più quei bei baldacchini in plexiglas dove rimanete tutti a respirare la stessa aria già contaminata e noi, persone sane, rimaniamo indenni?!
Nemmeno qualche bella mascherina?!

Sapete com’è finita?
Ho vissuto IO, soggetto perfettamente sano in mente e corpo,  in quarantena per i successivi cinque giorni che mi separavano dalla dichiarazione di “perfette condizioni di salute” della coinquilina! Cinque giorni a portare avanti e indietro dalla camera bicchieri e posate! Emarginata da tutte le altre perché i miei “rivoluzionari” modi di reagire all’epidemia, sono stati ritenuti troppo esagerati.
Signore, nessuna conosce meglio di me come affrontare situazioni di crisi come questa.
E se sono qui a raccontarla, è solo perché ho saputo ben gestire il momento
…e grazie anche al miracoloso aiuto di tutti i Santi!

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