Alla ricerca di Mosè – Isabella Selmi

 

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“Oggi mi sento molto Rock, andiamo!”
E Rock è anche la splendida giornata che Roma ha messo a disposizione per noi oggi e quindi via con la macchina di Isa che, tutta tirata a lucido, sfreccia veloce tra le strade della Nomentana. Lei inizia già a descrivere posti, con gli occhi luccicanti di chi non vedeva l’ora arrivasse questo momento. Io mi lascio portare dalle sue parole mentre penso agli anni del liceo che abbiamo frequentato, le gite, le interrogazioni, le uscite, i suoi capelli sempre perfetti, la maturità e infine, il trasferimento a Roma.
“Siamo arrivate!”

Perché proprio questo posto?
Questo posto ha una storia particolare, a tratti quasi comica.
Siamo sedute sulle stesse scale dove sedevo ogni mattina qualche anno fa: questa è la sede di San Pietro in Vincoli di Ingegneria, la mia facoltà.
La mia scelta universitaria è stata dettata, molto probabilmente, anche dalla mia passione per la storia dell’arte. Passione ereditata da mia madre.
Entrambe condividiamo, da sempre, un amore per Michelangelo, in particolare per le sue sculture. In ogni posto in cui ci trovavamo, eravamo sempre lì a cercare una scultura di Michelangelo, dalle più famose a quelle meno famose. Una scultura, però (a raccontarlo adesso sembra assurdo, lo so) che lei aveva già visto, mancava alla mia collezione: Il Mosè di Michelangelo.
Con la scusa di girare Roma, entravamo in ogni chiesa per scovare questa scultura, facendo ogni volta un buco nell’acqua. Si, lo so, avremmo potuto usare internet, ma mia madre era convinta, ogni volta, che quella, fosse la chiesa che custodisse il nostro Sacro Graal.
Dopo aver frequentato la triennale di Ingegneria nella Città Universitaria, con la laurea e la successiva iscrizione alla specialistica, siamo stati trasferiti in questa sede.
La prima volta che sono venuta qui con i miei genitori, passeggiando più avanti, mia madre si gira, vede la chiesa e: “L’abbiamo trovata! E’ qui il Mosè di Michelangelo!”.
Quindi è il mio posto preferito perché, senza saperlo, si è ritrovato ad essere la meta di un lungo “pellegrinaggio” incrociandosi poi con lo studio e quindi con tutta la mia vita universitaria.

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Se dovessi associare una canzone a questo posto?
Sicuramente una canzone dei Negramaro. Forse “Estate”, che è quella che tanto desideravamo durante la sessione estiva!

Quali sono le caratteristiche che cerchi nei posti che ti piacciono?
Sono sempre attratta da posti ampi, da posti aperti. Deve, poi, sicuramente essere un posto con una storia ed avere una fisicità che mi ispiri “Il bello”.

Cosa significa per te Roma? 
Ormai è tutto. La mia seconda casa. C’è tutto, le amicizie, il lavoro, la famiglia.
Si potrebbe dire, che sono Roma anche io!

Tu hai viaggiato abbastanza, qual è il posto che ti ha colpita di più? 
Tra tutti, penso che New York sia impareggiabile. Sarà anche che, in tanti anni di studio, tra le pagine dei libri, c’erano anche monumenti, palazzi, edifici di New York, che hanno una conformazione totalmente differente dalla nostra! Vederli dal vivo, svettare lì, in carne ed ossa, mi ha dato una bella sensazione. Come se avessi effettivamente concretizzato quella che sembrava essere solo teoria.

Cosa differenzia invece Roma da tutto il resto? 
La storia.
Ogni monumento qui è pregno di storia. E non è una storiella di un paio di anni fa!  Roma è piena, un museo inesauribile. Ti faccio un esempio. Se sei con delle amiche, e organizzi per andare in un posto, pensi “Ma sì, un weekend è sufficiente per vedere tutto!” Roma non è così. Io abito qui da quasi dieci anni e non ho visto ancora tutto quello che vorrei vedere e mi stupisco ancora di scoprirla in ogni angolo. A Roma c’è differenza anche se tieni lo sguardo al livello dell’orizzonte dei tuoi occhi, o se li tiri su, figuriamoci vederla tutta in poche ore!

In una frase, chi è Isabella Selmi? 
Non è facile questa domanda! In una frase mi verrebbe da dirti che Isabella Selmi è una ragazza allegra, curiosa, molto molto buona (purtroppo).

Tu che, come me, sei della costiera amalfitana, che cosa ti manca di più? 
IL MARE.
Se Roma avesse anche il mare sarebbe perfetta.

Da ingegnere c’è un monumento qui a Roma che avresti voluto costruire tu?
Senza dubbio il Pantheon. E se posso consigliare il momento più adatto per vederlo, vi direi la notte. Passateci a tarda notte, quando non c’è confusione, non ci sono rumori, non c’è nulla se non l’imponenza di questo edificio. Certo, non potreste entrare all’interno, ma ne respirereste comunque un’atmosfera molto particolare anche solo ammirandolo dall’esterno.

Se non fossi stata Isabella Ingegnere, chi saresti?
Beh, penso che sicuramente avrei coltivato la passione per la Carta come mia mamma. (Cartiera Amatruda, Amalfi ndr)

Si decide di testa o di pancia?
Io penso sempre di decidere con la testa, ma alla fine è la pancia quella che prende il sopravvento!

La tua serata ideale?
Sicuramente parte dall’aperitivo. Io amo i tramonti e niente è meglio di un aperitivo per accompagnare questo spettacolo! Quindi, si, un aperitivo e dato che siamo qui, a Rione Monti, ti dico che ti proporrei il mix brasiliano-giapponese di “Temakinho” in Via dei Serpenti con tramonto sul Colosseo, per poi proseguire sulla pasta. Non saprei, rimanendo in zona c’è una ravioleria molto carina da “Mariolina”, oppure, se vogliamo andare di cucina classica romana, ci spostiamo e andiamo nel cuore di Roma a Trastevere da “Tonnarello”.

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Foto da Instagram

A cosa non puoi resistere?
Alla sfogliatella! Ah, dovevo dare una risposta romana!?

Chi vorresti come ospite a cena?
Sai chi vorrei scoprire? Frank Gehry che è un architetto canadese che è l’apripista della corrente decostruttivista. Io sono abituata ad ammirare tutt’altro genere di opere, ma le sue, per quanto lontane dalla mia fantasia, riescono a colpirmi totalmente, una su tutte il “Guggenheim Museum” a Bilbao.

Il tuo “maiunagioia” più grande?
Sai cosa ti rispondo? Il tempo, sentirsi sempre fuori tempo. Non ero laureata, e tutti attorno a me si laureavano. Mi sono laureata, ho trovato un lavoro e ora, tutti attorno a me si stanno sposando e facendo figli. Quelle cose che pensi, “oh, non si può stare tranquilli un attimo!”

La cosa più strana che hai fatto in questa città?
Guarda ora non mi viene in mente nulla, ma ti dico la cosa che non farei mai in questa città: mettere un dito nel Tevere perché penso che sul serio potrebbe causarti i super poteri, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, malattia infettiva incurabile!

Sei qui per scelta o perché obbligata dal lavoro?
No no, sono qui per scelta! La migliore scelta che potessi fare!

Una cosa (stupida) che non hai mai fatto?
Prendere l’automobile per fare una fuga da sola in qualche posticino non troppo lontano da Roma, qualche borgo…! Però sì, sicuramente viaggiare da sola.

Dove ti vedi tra 7 anni?
Eh, sette sono tanti…! Vorrei vedermi con una famiglia, con dei figli (ma senza animali!) Sul posto sarei indecisa…potrei anche risponderti Amalfi, anche se in cuor mio so bene di vedermi bene qui, a Roma.

Dammi il primo consiglio che ti passa per la testa!
Posso fare una premessa? Io ho sempre adorato quelle persone che aveva un piglio in più rispetto alle altre e tu ce l’hai e, bada bene a non perderlo! Ce l’hai, bello forte e quindi non fermarti a pensare a quello che ti dicono gli altri! Detto questo, il consiglio che mi sento di darti è: “Non ti far prendere dall’ansia del tempo che scorre!”
Perché il tempo passa, ma passa insieme a te.

Cosa farai finita l’intervista?
Andiamo a mangiare insieme!

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