Volevo solo arrivare in tempo!

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Foto da Google

Roma è una città bellissima, piena di monumenti, fontane, piazze, stradine e traffico.
Il traffico che SignoreBenedetto mi dovete dire dove state andando tutti quanti. Dove!?
La laurea di Margherita iniziava alle nove, in Via del Castro Laurenziano.
Io, e la mia famiglia salita dal sud per l’occasione, ci siamo svegliati alle 6,45 nella parte opposta di Roma con un unico obiettivo: arrivare in tempo.
Alle 7,30 eravamo già in auto. Alle 7,32 eravamo già bloccati nel traffico.
Nella macchina davanti alla nostra c’erano i nostri amici romani, bastava seguire loro per giungere a destinazione. Per mio padre non è abbastanza e accende lo stesso il navigatore. Ora di arrivo prevista 8:41.
“Ottimo. Ragazzi arriviamo in largo anticipo”
Un auto felice, seppure ancora ferma nel traffico.
Iniziamo a scorrere, lentamente. Inizio a pensare che davanti ci sia una processione.
“Ora di arrivo prevista 8:43”
Superiamo l’ingorgo ed andiamo spediti verso la nostra meta. Almeno fino al semaforo successivo. La via crucis mi sembra molto più spedita.
Ripartiamo. Accanto a noi una fila di macchine che deve immettersi nella nostra corsia. Mio padre rallenta e fa passare una macchina.
CHE COSA!!??!
“Senti papà, non è giornata per essere generosi! Non devi far passare nessuno! E’ chiaro?”
Mio padre rimette gli occhi sulla strada sbuffando. Spero abbia capito il messaggio.
Nel frattempo il nostro “percorso più veloce” ci porta davanti al Circo Massimo, poi vicino al Colosseo.
Com’è bella Roma! Guarda qui, anche il giro turistico stamattina.
Parlo con mia mamma: “Guarda mamma! Guarda com’è bello il Colosseo a quest’ora, guarda che luce!”
E proprio lì, mentre io mi faccio deliziare e distrarre dalla bellezza, mio padre rallenta e fa passare un furgoncino.
“Che cazzo è questo coso?!?! UN FURGONCINO DEI GELATI?! Eddai papà, ti avevo detto niente generosità! Adesso non vediamo nemmeno più nulla!”
Fortunatamente il furgoncino svolta a sinistra seguito dai miei messaggi di pace e amore nei suoi confronti e noi proseguiamo finalmente verso la meta.
“Ora di arrivo prevista 8:50”
Inizio ad agitarmi.
Guardo fuori dal finestrino sperando, per una volta, di avere un senso dell’orientamento. Ah, bene siamo a San Lorenzo, è quasi fatta.
Squilla il telefono, io mi distraggo per rispondere e passare a mamma il cellulare e lì…PERDIAMO IL NOSTRO AMICO/GUIDA ALLA ROTONDA.
Dov’è andato!? A destra? No, sinistra. Niente, è andato. Perso per sempre. Come persi siamo noi.
Sbagliamo strada per seguire il cazzo del navigatore che continua a ripetere “Appena potete fate inversione a U”
DOVE!? Dove la faccio questa inversione a U.
Siamo a Piazzale Aldo Moro.
Penso seriamente di uscire dalla macchina e arrivare a piedi, abbandonando i miei al loro destino. Un giorno arriveranno, forse.
Decido di non farlo.
“Ora di arrivo prevista 8:57”
SIGNORE!
Inizio a ballare il ballo di San Vito sul sedile come una tarantola impazzita pregando tutti i santi! Siamo al Verano, ce l’abbiamo fatta. Un ultimo pezzo e siamo arrivati.
Davanti alla facoltà, inspiegabilmente, mio padre fa scendere dall’auto me e mia madre dicendo che vuole andare a trovare parcheggio tranquillamente da solo.
Io mi catapulto fuori. Corro sulle scale così veloce che manco Cenerentola quando è scappata dal ballo!
Arrivo in facoltà, sono tutti ancora fuori dall’aula.
“Ce l’ho fatta!” urlo all’ingresso alzando le braccia al cielo.
Ma non sono la sola ad essere arrivata: sotto le ascelle due graziosissime chiazze di sudore salutavano tutti gli invitati.

ANTIDOTI: Nascondersi nei bagni della facoltà e dormire lì evitando tutto il traffico. Partire alle 5 con i mezzi. Farsi invitare direttamente al pranzo (e partire comunque di casa alle 7). Portarsi un cambio. Sperare vivamente che tutti siano come te: imbranati, ritardatari e portatori sani di “maiunagioia”

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